Tango patrimonio immateriale dell’umanità

PRIMA DI RIEMPIRCI LA BOCCA CON “IL TANGO È PATRIMONIO DELL’UMANITÀ”… FORSE DOVREMMO LEGGERE COSA HA DICHIARATO L’UNESCO.

Lo scriviamo nelle locandine.  
Lo diciamo per difendere la cultura del tango.  
Lo utilizziamo per rivendicarne il valore e la tradizione.
E poi utilizziamo quello stesso “Patrimonio Culturale dell’Umanità” per pubblicizzare milonghe alternative nelle quali, per buona parte della serata, si balla su tutto tranne che sul tango.
E allora qualcosa non torna.
Perché c’è un piccolo particolare che forse abbiamo dimenticato: nel 2009 l’UNESCO non ha dichiarato patrimonio dell’umanità semplicemente “il ballo”.
Argentina e Uruguay hanno presentato insieme la candidatura del Tango come espressione culturale complessiva.
E nella decisione ufficiale con cui viene iscritto nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, al criterio R.1, l’UNESCO scrive:
“The Tango is a musical genre that includes dance, music, poetry and singing.”
Tradotto: “Il Tango è un genere musicale che comprende danza, musica, poesia e canto.” Forse vale la pena rileggerlo: UN GENERE MUSICALE.
Non una danza alla quale possiamo cambiare liberamente la musica continuando a sostenere che tutto ciò che ne risulta sia Tango.
Nella stessa descrizione ufficiale della candidatura, l’UNESCO parla della “musica, danza e poesia del tango” come espressioni di una precisa identità culturale.
E quando descrive la comunità che mantiene viva questa cultura, cita musicisti, ballerini professionisti e amatoriali, coreografi, compositori, parolieri e insegnanti.
Addirittura, tra le misure di salvaguardia presentate da Argentina e Uruguay compare la creazione di un’orchestra, insieme a centri di formazione e documentazione, musei e fondi per la conservazione.
Quindi forse dovremmo smettere di trattare la musica come se fosse semplicemente la colonna sonora sopra la quale eseguire una danza.
La musica non è un accessorio del Tango.
È il Tango che è stato riconosciuto Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Questo significa che non si può sperimentare?
Assolutamente no.
Il Tango è una cultura viva. E la stessa UNESCO sottolinea che continua ad adattarsi a nuovi contesti e al passare del tempo.
Possiamo contaminare.  
Possiamo ricercare.  
Possiamo sperimentare.  
Possiamo persino decidere di utilizzare il linguaggio corporeo del tango su qualsiasi musica ci piaccia.
Ma c’è una differenza enorme tra sperimentare con il Tango e decidere che qualsiasi cosa sulla quale balliamo utilizzando passi di tango diventi automaticamente Tango.
Se balliamo una danza utilizzando elementi tecnici del tango sopra una musica pop, rock o elettronica, possiamo anche divertirci moltissimo.
Ma quello non diventa Tango perché abbiamo fatto un ocho sopra.
E soprattutto trovo profondamente contraddittorio utilizzare il riconoscimento UNESCO come marchio di prestigio per promuovere eventi nei quali proprio una delle componenti fondamentali di quel patrimonio — la musica del Tango — viene sostituita quasi completamente.
Perché allora la domanda diventa inevitabile:
quale patrimonio stiamo celebrando?
Quello realmente riconosciuto dall’UNESCO?
Oppure soltanto la parte che ci fa comodo?
Il Tango può evolvere senza perdere la propria identità.
Innovare non significa cancellare.
Contaminare non significa confondere.
E rispettare una cultura non significa imbalsamarla: significa almeno conoscere ciò che stiamo trasformando prima di decidere di trasformarlo.
Perché, prima ancora di essere una frase da mettere su un post, “Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità” significa responsabilità verso una cultura e forse anche rispetto, se la intelligenza lo permette certamente.
E quella cultura comprende la danza.
Ma comprende anche la musica, la poesia e il canto.
La musica non è la colonna sonora del Tango.  
È Tango. E questa volta non è una questione di opinioni.
È scritto nel documento con cui il Tango è diventato Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.